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CAPO XI.

Editto di Carlo Emmanuele II circa i laureandi. - Lettere patenti di Maria Giovanna Battista a favore dei collegi di Mondovì. - È loro vietato di conferire la laurea. - Vien cassata questa proibizione. - È diminuito il numero dei dottori collegiati. - Rescritto di Vittorio Amedeo II favorevole ai collegi di Mondovì. - Lettere d'inibizione ai predetti collegi. - Arti dei Monregalesi. - Lettera di Giuseppe Aleramo Fausone-Vegnaben. - Sentenza favorevole a quei di Mondovì. - La sala degli esami publici instaurata. - Accademia di lettere. - Soppressione dei collegi monregalesi,

Dopo la metà del secolo decimosettimo fu tra l'università di Torino e i collegi di Mondovì una perpetua lotta, originata massimamente dalla soverchia facilità, con cui si davano in Mondovì le insegne dottorali. A questa perniziosa indulgenza negli esami i nostri Principi cercarono di tempo in tempo di rimediare con savi provvedimenti. E notabile oltre ogni altro fu l'editto di Carlo Emmanuele II dei 2 di ottobre del 1674 già da noi rammentato, con cui ordinava, che nessuno fosse ammesso a sostenere l'esame tanto privato quanto publico di laurea senza una dichiarazione dei professori dell'università di Torino, fatta per lettere patenti, dalla quale apparisse, che il candidato avea studiato sotto lettori approvati, nella forma prescritta dalle leggi. Quest'ordine ducale, che il buon canonico Grassi (') chiama pregiudiciale ai privilegi della monregalese accademia, fu salutevolissimo ai nostri studi, e troncò i gravi abusi, che rendevano così facile lo addottorarsi in Mondovì. E di fatto in tutto l'anno 1675 e nei primi mesi del 1676 non seguì in quella città nessun

(1) Op. cit. p. 79.

addottoramento o. La qual cosa prova, se io non erro, che le numerose lauree degli anni precedenti o erano per lo più conferite a giovani, che non aveano fatto un corso regolare di studi. E avesse pur voluto il cielo, che più durevole fosse stato l'effetto di quel sovrano provvedimento! Ma essendo morto nel mese di giugno del 1675 Carlo Emmanuele II, la città e i collegi di Mondovì, che già avevano tentato in vano l'animo del Duca (o), tanto si adoperarono presso la Duchessa Reggente, che essa l'anno 1676 (3) commise al gran cancelliere di Savoia, al primo presidente Novarina, al Blancardi e all'avvocato generale Frichignono di giudicare senz' alcuna formalità, ovvero di darle il loro parere circa la pretensione della città di Mondovì di far leggere la logica e l'instituta, e di far conferire la laurea dai collegi de'leggisti e del medici ivi esistenti. E intanto per modo di provvisione dichiarò, che senz'alcun pregiudizio delle parti fosse lecito a detti collegi di conferire la laurea agli originari veri di quella diocesi, colla condizione però, che i laureandi non fossero ammessi neppure all'esame privato senza che provassero di avere sufficientemente studiato e di essere idonei, per mezzo di un

(1) V. i Registri dei collegi. Arch. capitol. cit.

(2) L'anno 1671 furono addottorati vent'uno nella giurisprudenza, nel 1672 venticinque; nel 1673 diciotto; e nel 1674 ventidue. V. i Registri cit. nell'Arch. capitol.

(3) V. nell'Arch. civ. di Mondovì gli ordinati del 6 di novembre 1674 e 18 di luglio 1675. - Nell'Arch. capitol. gli atti dei collegi del 14, 29 ottobre, 5 novembre, 5 dicembre del 1674; 2 gennaio, e lei aprile del 1675.

(4 Lettere patenti della Duchessa Reggente Maria Giovanna Battista a favore della città di Mondovì per li dottoramenti, dei 15 di febbraio 1676. - Privilegia univers. p. 64.

attestato delle persone da lei stessa deputate per questo ef, fetto; che furono pei leggisti monsignor Domenico Trucchi vescovo di Mondovì, stato già lettore nello studio di Torino (i), e l'avvocato fiscale Stefano Vivaldo di Mondovì; pei medici Francesco Vigliotto e Paolo Doglio, membri del collegio medico e incaricati dell'insegnamento privato. Riguardo ai candidati, che non appartenevano alla diocesi di Mondovì, concedette la Duchessa che potessero eziandio esservi laureati, sì veramente che eseguissero appuntino quanto era prescritto dall'editto del 1674. Egli è il vero, che questa facoltà provvisionale conceduta ai collegi di Mondovì, dovea durare soltanto finchè si fosse altrimenti provveduto dai predetti delegati, e dovea cessare affatto quando fossero scorsi tre mesi senza che si fosse venuto all'estrema definizione della cosa per colpa dei Mondoviti. Ma questi non abbandonando le solite loro arti, ebbero modo di impedire, che venisse sciolta con sentenza perentoria la quistione, e continuarono a conferire la laurea, senza troppo curarsi della piena esecuzione degli ordini della Reggente. Ed erano passati oramai tre anni, quando la città di Torino ebbe ricorso alla Duchessa, e ottenne, che sul cominciamento di gennaio del 1679 s'intimasse ai collegi del Monteregale di astenersi dal dare per lo innanzi qualunque esame. Un tal divieto giunse come un colpo di fulmine ai Monregalesi. Essi però avvezzi a trovar sempre nuovi partiti negli accidenti nuovi che loro sopravvenivano, si riscossero tosto dal loro stupore; e, cosa non difficile a quei tempi, i loro

(1) Stampò : « Dominici Truchii l. C. savilianensis . . ., epitome institutionum iuris civilis ». Aug. Taurinorum, MDcLxIIII, in-4.o di pag. l 17.

prieghi trovarono tanto favore presso la Reggente, che tre mesi dopo, cassata la predetta proibizione, le cose tornarono nell'essere di prima ). Solamente si ordinò poco di poi, che fosse diminuito il numero dei dottori collegiati delle tre facoltà. Nè senza ragione. Imperciocchè quantunque non potessero secondo gli statuti eccedere il numero già soverchio di cinquantaquattro per ciascun collegio, nondimeno insieme cogli altri abusi avea preso piede anche quello di aggregarvi chiunque potesse coll'amicizia o colla parentela tirare a sè gli animi del collegio, ovvero adonestare il suo desiderio collo splendore del casato o coll'autorità della carica. E quindi appunto i collegi traevano quella forza, che facea loro trovar grazia presso i Principi, e faceva annullare appena promulgate le leggi più salutari ai buoni studi. Gran vizio è questo delle umane cose, che spesso nelle publiche faccende possano assai più i tenebrosi maneggi e il pernizioso favore, che la nuda verità e la giustizia, e che abbia pur sempre ad avverarsi la sentenza di quel profondo ingegno del Machiavelli, che a questo mondo è di chi se lo piglia, e chi più ne piglia più ne ha! » E perchè non paia che io voglia per avventura trasmodare con queste riflessioni, che discendono naturalmente dalla semplice esposizione dei fatti, pongo sott'occhio a chi mi legge la serie dei dottori, che componevano il collegio dei leggisti il 14 di agosto del 1670 o). Quindi si vedrà come sommassero al

(1) V. gli Atti collegiali del 29 aprile 1679. Arch. capitol. cit.

(2 « Giuseppe Corderi, canon. penitenziere e Decano. - Gio. Michele Bianchi. - BARToLoMMEo DALMAzzoNE PRESIDENTE. - Gio. Antonio Pagano. - Stefano Caldora. - Gio. Michele Pagano. - Horatio Caldora. GiUs. MARIA VEGNABEN DEI siaNoRI MARCHEsI DI CEVA. - Stefano Vivaldo

maraviglioso numero di novantuno; e dal titolo degli uffizi e delle dignità di cui in parte erano fregiati, ognuno

avvocato fiscale. - Gio. Batt. Donzello. - LUIGGI FRANC. MoRozzo ABBATE ET P. ELEMosINIERE DI M. R. – Lazaro Donzello. - Hippolito Maria Beccaria preff delleg. - Gioanni Grasso. - CARLo AMEDEo CRAPINA AvvoCATo Fiscal E PATRIMONIALE. - Carlo Gherone v. conserv. de Certosini. – Agostino Fiandotto. - Carlo Pensa. - Bartolommeo Vigliotto. - Gius. Thomatis canonico. - CARLo ANToN1o FERRERO REFFERENDARIO. - Vincenzo Lanza prevosto di Frabosa. - Sebastiano Vegnaben. - Fabritio Fauzone canonico. - Giacinto Emmanuel Beccaria canon. - Gio. Ant. Carlevaris preff delleg. - Gian Francesco Fauzone. - D. Gio. ANT. RUGGIERo coNTE DI MoMBALDONE, cav. ET AUDITORE DI CAMERA. - Nicolò Corderi. - Gio. Bened. Bracho piovano di Beynette. - Paolo Thomatis Gesuita. - Gio. Franc. Bovetto priore di Rochaviglione. - Ignatio Vitale prevosto della Margarita. - Vincenzo Pensa canonico cantore. - Gio. Coccalotto priore d'Antignano - Franc. Fauzone. - Michele Cappellini. - Carlo Gio. Ant. Bocconelli. - Carlo Fil. Grasso can. penit. - Carlo Ant. Dellavalle. - Franc. Detto. - Annibale Fauzone. - Gio. Franc. Thealdo prevosto di Breo. - Gio. Ant. Mazzoccho. - Gius. Maria Belletrutto. - Bartol. Thomatis. - Fabio Maria Fabiano. - Christoff. Ferrero dominicano. Gerolamo Frangia can, prevosto. - Antonio Corderi. - Gio. Gioia. - Cherubino Stralla. - Vinc. Tommaso Veglina. - Gius. Sarvetto certosino. Giac. Fil. Recagnotti prev. del Castelletto. - Lorenzo Gandolfo. - Bernardino Freppo dominicano. - Gius. Ant. Vegnaben. - Matheo Rotta. Paolo Gius. Ghevone. - D. CARLo FRANC. MoRozzo MARCHESE GRAN CANcELLIERE DE' CAv. DE Ss. MAURIZIo E LAz. PRIMo scudIERE DI M. R. - CARLo FRANC. VAsco coNTE DI BoRMIDA. - Gius. Maria Corderi. - Bartol. Corderi canon. archidiac. – ANDREA MoNDINo cAN. DELLA METRoPoL. Di ToRINo. - CARLo AMED. IoNATIo StoPPERo AUDITORE DI CAMERA. - Lorenzo Viano. - Sebast. Mino. - Ant. Sebast. Frangia. - Franc. Ant. Fiandotto. - Ignatio Adr. Corderi. - Michele Luiggi Trombetta. - Gio. Henrico Badino Gesuita. Sovrannumerarij.

GIAC. MAURIZIO ANT.MARENCHo coNTE DI RochAFoRTE. - Giuseppe Maria Bianchi. - Giac. Maria Bava cam. nella collegg. di Carmagnola. - Giac. Ant. Vachino. - HENRIETTo BEccARIA cosTE DI RoAscio. - Pietro Franc . Manassero. - GASPAR FRANc. VivALDo coNTE DI BRoNDELLo. - Gio. Tommaso Ghigliozzi. - Gius. Ambroggio Trombetta. - Gio. Gabriel Ottavio Bianchi. - Gio. Ghevone. - Franc. Ignatio Aymo. - CARLo ANT. VEGNABEN DE MARCHEsI DI CEvA - Gioannino Beccaria. - Giacinto Vigliotto,

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