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presenti il caos allorquando prima del mare e della terra e del cielo che tutto copre, uno solo era il volto della natura nell'orbe; o ci descriva i corpi trasmutati in forme novelle; o ci faccia assistere alle imprese de’domatori de’mostri, alle battaglie degli antichi eroi, a’colloquj de’numi co’primi abitatori del mondo! qual indicibile fecondità nel dipingere sempre diversamente trasformazioni quasi sempre le istesse! qual maestria nella condotta de' racconti, nello svolgimento delle catastrofi! qual profonda cognizione nella più difficile parte della poesia , il maneggio degli affetti, l'espressione degli intimi sentimenti di un'anima agitata da passioni violente! un esempio solo ci basti. Il sublime Astigiano, leggendo le Metamorfosi, come egli confessa, si sentì acceso dall'idea di scrivere l'immortale sua tragedia, la Mirra. Quanto felicemente ei ci sia riuscito chi v'ha che nol sappia? ma non tutti hanno avvertito che i luoghi più patetici di quella tragedia sono imitati da Ovidio : anzi che il più improvviso, il più vivo, il più efficace passo, quello che disvela il mistero, e trae a compimento l'azione , è tolto di peso da questi versi

Pudibundaque vestibus ora
Tegit, et o, dixit , felicem pro conjuge matrem!

L'utilità anzi necessità di che sono le Metamorfosi in ogni genere di coltura e di studio, i sommi pregi di un'opera che ha ispirato cento tragedie , che ha somministrato l'argomento a migliaja di pitture e di sculture, e n'è miniera inesausta mai sempre, ci hanno indotto a procurarne una splendida edizione, adorna di copiosissimi intagli in rame, i cui disegni saranno composti da dei migliori artisti moderni. L'edi

V

zione onde verrà levato l'originale latino, è quella pubblicata nel 1790 per l'Imp. Monastero di S. Ambrogio in Milano; edizione tenuta dagli eruditi per la migliore. Ne saranno pure conservate le note. Di fronte all originale starà la traduzione che ne ha fatto l’Anguillara in ottave, che ricordano quelle dell'Omero ferrarese, e ne reggono spesso al confronto.

Quest'edizione, così com'è da noi divisata, sarà un monumento eretto alla letteratura latina ed all'italiana egualmente; sarà essa la più bella edizione che siasi data della più singolare e più curiosa opera dell'antichità. Sarà come l'ultimo tempio innalzato alle brillanti divinità del mondo greco e latino, non per ardervi un colpevole incenso, ma per rendere a quei splendidi parti della fantasia umana il migliore omaggio, che ad essi possano tributare le arti in un secolo illustrato dalla filosofia, e consacrato dal redivivo buon gusto.

DELLE

METAMORFOSI

D' OVIDIO

LIBRI XV.

METAMORPHOSEON

LIBER PRIMU S.

SYNOPSIS.

Chaos in quatuor elementa conversum: inde natus orbis terrarum. Quatuor mundi aetates. Gigantum scelus et poena. Lycaon in lupum mutatur. Orbis mergitur diluvio, reparatur, et saxa in homines transformantur. Pythonem Apollo interficit. Hinc orti ludi Pythii. Daphne in laurum conversa. Io in vaccam, ac postea in Deam Isidem. Argus necatur : ejus oculis ornatur pavonis cauda.

In nova fert animus mutatas dicere formas Corpora. coeptis (nam vos mutastis et illas) Adspirate meis, primaque ab origine mundi Ad mea perpetuum deducite tempora carmen.

FAB. I. Arg. Ovidius in hujus operis initio brevissime ea de quibus est scripturus proponit, et Deos, ut sibi adesse velint, rogat, et narrationem ab ipso mundi primordio orditur.

4. Ad mea tempora. Usque ad aetatem, ad memoriam meam: ad principium scilicet imperii Augusti.

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