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Corpora; et acceptum patulis mare naribus efflunt. De modo viginti ( tot enim ratis illa ferebat), Restabam solus , pavidus , gelidusque trementi Corpore; vixque animum firmat Deus, Excute,

dicens,

Corde metum , Diamque tene: delatus in illam 690 Accessi sacris, Baccheïaque sacra frequento.

689. Excule corde metum. Erat autem Acoetes adco consternalus et perculsus, ut eum Bacchus ipse consolari vix posset.

690. Diamque. Naxon , quam Strongylem, dein Dian , mox Diony sida , etc. appellarunt. Plin lib. 4. cap. 12.

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279
Gridar volendo ancora Alcidemonte ,
Oimè ! voi vi cangiate, o strano caso!
Sente di dura squama armar la fronte ,
E'l suo parlar coprir da nuovo naso:
Ma, che bisogna più , ch'io vi racconte?
Di venti io solo Acete era rimaso,
E temeva ancor'io, che il mio destino
Non mi facesse diventar delfino.

280
Dappoichè tutti trasformati foro,
E fur per tutto il mar divisi e sparsi ,
Io temendo, e l'andar inirando, e loro,
Or sorger gli vedeva, ed or tuffarsi,
E mi faceano intorno al legno un coro,
Nè sapean dal secco albero scostarsi ,
E lascivi vedeansi diportare,
E il lor naso innaffiar col mare il mare.

281
E per quel, che da molti ho poi sentito,
Incontran lieti or questo, or quel naviglio,
E se veggono un legno in mar sdrucito,
Cercan gli uomini trar fuor di periglio ,
E su 'l lor dorso quei portano al lito;
Ma d'una cosa più mi maraviglio,
Ch'amano ancor, se veggono un fanciullo ,
Goder del fanciullesco lor trastullo.

282 Stupido io stavo, timido e tremante, Colmo di maraviglia , e di Quando quel Dio mi si fa allegro avante ; È disse: Non temer, ma prendi cura, Ch' io possa sopra Dia fermar le piante, E così appena alquanto m’assicura ; Snodo le vele , senza edera al vento, E guido Bacco a Dia lieto e contento.

paura :

Praebuimus longis, Pentheus, ambagibus aures,
Inquit: ut ira mord vires absumere posset.
Praecipitem famuli rapite hunc: cruciataque diris
Corpora tormentis Stygiae dimittite nocti. 695
Protinus abstractus solidis Tyrrhenus Acoetes
Clauditur in tectis: et dum crudelia jussae
Instrumenta necis ferrumque ignesque parantur;
Sponte sud patuisse fores, lapsasque lacertis
Sponte sua fama est, nullo solvente, catenas. 700

Perstat Echionides: nec jam jubet ire , sed ipse Vadit, ubi electus facienda ad sacra, Cithaeron

696. Solidis .... in tectis. In carcere nulla ex parte pervio , ac praeterquam per januam ingressum non habenti.

gui. Perstal Echionides. Pentheus Echionis filius.

702. Cithaeron. Mons Boeotiae nocturnis Bacchi Orgiis resonans. Thyas ubi audito stimulant Trieterica Baccho Orgia, nocturnusque vocat clamore Cithaeron. 4. Æneid.

283
E s'aveste, o Signor, veduto voi
Ogn’uomo in quel naviglio trasformato
Cl’io seguitassi i sacri riti suoi ,
Non vi sareste sì maravigliato.
Volea contar'ancor, come dappoi
L'avea per tutto, e sempre seguitato,
E quel che in ogni parte gl'intervenne,
Finché con Bacco a Tebe se ne venne.

284
Ma Penteo avendo ancor ferma credenza,
Che lorgli il regno il suo cugino agogni,
Disse: abbiam dato troppo grata udienza
A queste nove sue favole, e sogni.
Pensando forse in me trovar clemenza,
M'ha detto i suoi travagli, e i suoi bisogni :
Pensò tardando in me l'ira placare
Col novellar del suo finto parlare.

285 Prendetel tosto, e co'maggior tormenti, Che dar sapete, fatelo morire: E fu subito preso , e dai sergenti Posto in prigion da non poterne uscire. Or mentre stecchi , e dadi, e fochi ardenti Preparano i ministri al suo martire, Da se si ruppe una catena forte, Ond'era avvinto, e se gli aprir le porte.

286 Penteo s' ostina di volerlo morto, Nè vuol, che sian da se le porte aperte ; Ma benchè i servi gli abbian fatto torto, Tenendo quelle pompe sante e certe, Talchè più non volendo essere scorto, A girvi egli in persona si converte, Nè più vi manda i servi come prima Dappoichè di un fanciul fan tanta stiina.

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Cantibus et clará Bacchantum voce sonabat.
Ut fremit acer equus, cum bellicus aere canoro
Signa dedit tubicen, pugnaeque assumit amorem:705
Penthea sic ictus longis ululatibus aether
Movit : et audito clangore recanduit ira.
Monte fere medio est, cingentibus ultima silvis,
Purus ab arboribus, spectabilis undique campus.
Híc oculis illum cernentem sacra profanis

710 Prima videt , prima est insano concita motu,

706. Ictus aether. Aër impulsus et percussus. Longis ululatibus. Magnis bacchantum clamoribus.

708. Monte medio. In medio Cithaerone. Ultima. Extremas montis partes.

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