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La giovine mal cauta e desiosa
Di veder cose sopr'umane e nuove,
Non sapendo la morte essere ascosa
Per lei nel don ch' ella vorria da Giove,
Gli dice, umil la fronte e vergognosa,
Che come amor ver lei di nuovo il move,
Nella sua maestà celeste vegna
Con l'arme innanzi , e con la regia insegna;

104
Nel modo ch'alla sposa ei s'appresenta
Quando vuol seco il conjugal diletto.
Di darle Giove in su la voce tenta ;
Ma non può far , ch'ella non l'abbia detto:
Gli preme , e duolsi e più che si rammenta
Del giuramento stigio , ond' è costretto
Di compiacer in modo a’desir sui ,
Che lui privi di lei , e lei di lui.

105
Giove da questo error cerca ritrarla,
Mostrando il grave mal , ch'indi s' aspetta;
Ma tutto quel che le suade, e parla,
Rende la donna incauta più sospetta:
E

quanto più difficile nel farla
Di ciò contenta il trova , più l'affretta;
Che già suspizion l' ha presa, e vinta,
Per quel ch'udì dalla nutrice finta.

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Vedendo alfin ch'ogni suo priego è vano,
Si torna Giove al Cielo, ove si veste
Del suo splendore, e poi di mano in mano
Di nuvoli, di venti , e di tempeste ,
E di lampi, e di tuoni, e alfine in mano
Toglie il terribil folgore celeste,
Non però il più dannoso, anzi si sforza
Di scemargli l'ardor, l'ira , e la forza.

Metamorfosi Vol. I.

22

Nec, quo centimanum dejecerat igne Typhoea ,
Nunc armatur eo: nimium feritatis in illo.
Est aliud levius fulmen; cui dextra Cyclopum 305
Saevitiae , flammaeque minus, minus addidit irae.
Tela secunda vocant superi : capit illa; domumque
Intrat Agenoream. Corpus mortale tumultus
Non tulit aethereos : donisque jugalibus arsit.
Imperfectus adhuc infans genitricis ab alvo 310
Eripitur, patrioque tener si credere dignum )
Insuitur femori; maternaque tempora complet.
Furtim illum primis Ino matertera cunis
Educat; inde datum Nymphae Niseïdes antris

303. Typhoca. Vastae magnitudinis Gigantem, belli, quod Jovi Titanes intulerunt , auctorem.

313. Ino matertera. Ino Cadmi fuit filia ac Semeles soror, quae Bacchum ex Iovis femore eductum, clam lunone nutrivit.

314. Antris suis. Antrum illud in quo Bacchus fertur educatus Dyihy. rites vocatur. Unde et Bacchus Dythyrambus fuit appellatus , eo quod d's Dupas, hoc est, duas januas antrum habuerit, ut quidam è Graecis nar. rat. Nyseides. Infantem , inquit Diodorus lib. 5., Jupiter Mercurio dedit ad antrum Nysae, quod inter Phoeniciam Nilumque est, deferendum, a nymphisque omni studio curaque educandum, unde ab Jove Nysaque Dionysium dixerunt: quod Homerus in hymnis testatur. Innuit fabula , quod Plato monet , flagrantem et temulentuin Deum sobriis nginphis restinguendum esse, id est, mer'um temperandum , et aqua diluendum, quod eluganti carmine expressit Meleager, Anthologiae l. 1. c. 19. Ai výupul TOY βάκχον ότ' έκ συρός, etc.

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107
Non quel ch'arse il centimano Tifone
Toglie , che troppo è quel tremendo e fero,
Ma fra quei di minor condizione
Sceglie il manco nocivo, e'l più leggiero.
E così Giove contentò Giunone,
Che colei non potè l'aspetto vero
Soffrir di lui , quando in tal forma apparse ,
E dell'amante il don l'accese ed arse.

108
L’infante che nel corpo era imperfetto
Dell'infelice donna che s'accese,
Che del seme di Giove avea concetto,
Dal ventre ch’aprir fece, il padre prese;
E se creder vogliam quel che vien detto ,
Con tanta industria a quel fanciul s'attese,
Ch’unito un tempo all'utero del padre,
Finì quei mesi, onde mancò la madre.

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Quando fu poi perfetta, e ben matura
La degna prole ch'in due ventri crebbe,
Giove da se spicolla, e ne diè cura
Ad Ino, una sua zia , che cura n' ebbe,
La qual, sebben di Giuno avea paura ;
Non mancò al nipotin di quel che debbe;
Alle Ninfe Niseide il diè di notte,
Ch'ascoso il nutrir poi nelle lor grotte.

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Questo fu il padre Bacco, e l'inventore
Del miglior culto alla feconda vite,
Che la dolce uva, e quel divin liquore
Porge al sostegno delle nostre vite:
Or , mentr'egli è d'ogni periglio fuore ,
Giunon, che star non suol mai senza lite,
Vedendo in vista assai turbato Giove,
Per più turbarlo un'altra lite move.

315

Occuluére suis, lactisque alimenta dedére.

Dumque ea per terras fatali lege geruntur; Tutaque bis geniti sunt incunabula Bacchi:

Fab. IV. Arg. Dumque ea per terras. Iupiter cum Iunone jocosius, omissis omnibus jurgiis , referens in conjunctione majorem capere foeminas quam viros voluptatem , Tiresiam judicem adeundum censuit , qui utramque paturam maris ac foeminae fuerat expertus. Nam quodam tempore cum serpentes concubitu haerentes baculo percussisset, in mulierem versus fuerat, ac rursus proxirao vere eadem usus ratione ac tactu , in sirum cesserat. Qui cum Iovis sententiam tutalus esset , damnata Iuno lusum in iracundiam vertit , ac Tiresiain luminibus orbavit. Qua injuria , cum Tiresias damnalus esset , Iupiter futurorum ei scientiam tribuit.

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111 Stassi Giove turbato

per

la morte Ch'ogni sua gioja , ogni suo ben gli ha tolto, E'l pange , e rode quel pensier di sorte Che qual sia dentro il cuor , fuor mostra il volto. Di

questo s'affliggea la sua consorte, Che scorgea il suo desio lascivo e stolto; E questo tal travaglio, e duol e apporta, Ch'ha gelosia di lei sebbene è morta.

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venga detto:

Nè può tenersi d'ira e rabbia accesa,
Vinta dal duol , che non le
Che cosa tanto v'ha la mente offesa,
Che vi fa sì turbato nell'aspetto ?
Pensate forse a nova rete tesa,
Per farmi ognor star vedova nel letto ?
Pensier nel ver da trarne onore e frutto,
Degno di quel gran Dio, che

regge

il tutto.

113

Infinite ragion creder mi fanno
Ch'all'uoin maggior contento amore arrechi:
Poichè 'l poter sì spesso usa , e l'inganno,
Per venire a quegli atti infami e biechi ;
Correte al vostro biasmo , al vostro danno
Per soverchia lascivia insani e ciechi;
Che 'l fin d'amor per voi soave è tanto,
Che vi fa la vergogna por da canto.

.

114 Ma ben nacquer

le donne

per

sentire Tutti quanti i martir , tutte le doglie: L'esser gravida, e'l duol del partorire, E’l nutrir tocca alla scontenta moglie : Questo è il nostro piacer, questo è 'l gioire, Questo frutto d'amor per noi si coglie, Ciocchè di male ha il matrimonio, è'l nostro; Ma il piacer e 'l contento, è tutto il vosti o.

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