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parte.

271
Era un festivo ed onorato giorno,
Consacrato a Minerva, e si facea
Nel Tempio suo più dell'usato adorno,
Un sacrifizio alla pudica Dea;
V'era concorsa ogni vergine intorno,
E di fiori, e di frutti ognuna avea
Un bel canestro in capo per

donare
Quel con gran pompa al suo divino altare.

272
Nel ritornar, che fanno oneste e altere,
Felice è quel , che più bel luogo acquista;
Gli fan gli uomini ai lati due spalliere,
Ed esse in mezzo una superba lista :
Un s'alza, e l'altro spinge a più potere ,
Che non vuol perder sì leggiadra vista :
Quel ch' ha già l'amor suo visto , si parte ,
E corre per vederlo in altra

273
Siccome splende sopra ogn'altra stella
Quella, che innanzi al giorno apparir suole,
Come la Luna appar di lei più bella ,
E come d'ambe è più lucente il Sole:
Così splendeva sopra ogni donzella,
Fra tanta virginal concorsa prole ,
Erse, la figlia Regia, il cui bel volto
Ha già dal suo cammin Mercurio tolto.

274
Lo Dio stupisce di sì bella e vaga
Donna , ch'in mezzo a tante altre risplende;
E del bel viso suo tanto s'appaga ,
Che quel piacer, che può con gli occhi prende :
Pensa rapirla, e si raggira, e vaga;
Ma il popol , che l' è intorno gliel contende.
Pensa di torla, e non s'arrischia, e teme:
Sta in dubbio , e ruota , e l'intertien la speme.

Metamorfosi Vol. I.

17

Non secus exarsit, quam cum balearica plumbum
Funda jacit: volat illud, et incandescit eundo;
Et quos non habuit, sub nubibus invenit, ignes.
Vertit iter; caeloque petit diversa relicto: 730
Nec se dissimulat: tanta est fiducia formae.
Quae quamquam justa est, cura tamen adjuvat illam:
Permulcetque comas, chlamydemque, ut pendeat aptė,
Collocat: ut limbus, totumque appareat aurum:

727. Balearica. Baleares autem insulae sunt duae, Hispaniae adjacentes, quarum incolae oplimi sunt funditores. Plumbum. Plumbeam pilam.

275
Siccome quando in un altar foresto
Fan sacrificio i sacerdoti a Giove :
Se il Nibbio vede all' ostia il core , e il resto
Onde solea spirar, ch'ancor si move;
Più volte ruota intorno al cor funesto,
E la speranza gir non lascia altrove :
Pur teme, onde nol prende , e via nol porta ,
Quei sacerdoti che gli fan la scorta.

276
Poichè nel proprio albergo si coperse
Ciascuna delle Vergini, e spariro ,
E Mercurio perdè la vista d'Erse,
Ardente più che mai crebbe il desiro:
Tosto alla terra l' animo converse,
E non si curò più d'andare in giro,
Ma
per

fil dritto a terra se ne veune, Battendo a più poter l'aurate

l'aurate penne.

277
Con quel furor , che caccia un raggio ardente
Il fuoco, che l'infiamma, e 'l fa feroce,
Che venga tratto da torre eminente,
Che sibila, e vien giù ratto e veloce,
Tal Mercurio all'ingiù cacciar si sente
Da quell' ardor, che sì l'accende e coce:
Giunto per comparir non si trasforma:
Tal'è la fede ch'ha nella sua forma!

378
Sebbene il suo divin sembiante è tale,
Che mirabile appar parte per parte ;
Pur rassetta il cappel, rassetta l'ale,
E cerca di ajutarsi ancor con l'arte:
Aggiusta i serpi e fa pendere eguale
La veste, e con tal studio la comparte,
Che mostra tutto il bel del suo lavoro,
E tutto l' ornamento, e tutto l'oro.

Ut teres in dextra, qua somnos ducit et arcet, 735
Virga sit: ut tersis niteant talaria plantis.
Pars secreta domís ebore et testudine cultos
Tres habuit thalamos: quorum tu, Pandroso, dextrum,
Aglauros laevum, medium possederat Herse.
Quae tenuit laevum, venientem prima notavit 740
Mercurium : nomenque Dei scitarier ausa est ,
Et causam adventús; cui sic respondit Atlantis
Pleïonesque nepos : Ego sum, qui jussa per auras
Verba patris porto: pater est mihi Juppiter ipse:
Nec fingam caussas. Tu tantum fida sorori
Esse velis, prolisque meae matertera dici.
Herse caussa viae : faveas oramus amanti.
Adspicit hunc oculis ísdem , quibus abdita nuper
Viderat Aglauros flavae secreta Minervae:
Proque ministerio magni sibi ponderis aurum 750
Postulat: interea tectis excedere cogit.

7:45

739. Aglauros. Quia Ilávòposos atque Egon nomen a rore habere videntur: sunt qui A’ypaulov etiam ab agris dici volunt, quasi agrestis et immitis.

743. Qui jussa. Alåntogos, xique, internuncius Deorum. Mercurius , irquit Arnobius , qua si quidam Medicurrius dictus est , quod inter loquentes duos media currat et reciprocetur oratio, etc. lib. 3. adver's. gentes.

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