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Le man,

243
Il misero Chiron piangendo forte,
Ch' aver la figlia si vedea smarrita,
Del suo destin doleasi, e della sorte ,
Che tanto tempo il sostenesse in vita ;
Chiamava tutta la celeste Corte,
Ma più , ch' ad altri dimandava aita
A Febo, onde attendea fedel consiglio,
Per aver dato al mal cagione il figlio.

244
Meraviglia non è, se non soccore
Apollo il suo Chirone , e non si move;
Ch'oltre che contrastar non può, nè porre

dove sentenzia il sommo Giove,
Non può manco pregar Giove, che torre
Voglia le membra a lei ferine, e nove:
Ch' il suo crudele e temerario telo
L'ha posto oggi in disgrazia a tutto il cielo.

245
Chiron , non aspettar da Febo ajuto ,
Che privo è del primier divin onore ;
E gli è caso sì misero accaduto,
Per stimar poco il suo Padre , e Signore.
Col folgor Giove avea morto, abbattuto
Un, che d'Apollo fu l'anima , e'l core;
Un, che Febo amò già più che se stesso,
Ma non è tempo a dir, chi fosse adesso.

246
D'ira troppo profana Apollo acceso
Che non può contro Giove vendicarsi ,
Dai Ciclopi , che fer quel dardo, offeso
Si tiene , e contro lor pensa sfogarsi.
Gli strali immantinente, e l'arco preso,
Trova i Ciclopi affumicati , ed arsi :
Nel primo che trovò la mira prese,
E la saetta, l'occhio, e l'arco tese.

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Alterius, dispar septenis fistula cannis.
Dumque amor est curae , dum te tua fistula inulcet;
Incustoditae Pylios memorantur in agros
Processisse boves : videt has Atlantide Maja 685
Natus ; et arte suá silvis occultat abactas.

686. Arte sua. Furto scilicet gratuito, ulique canil Horat. 10 ode lib. 1. jocoso; quein locum huic consonum lege. Abactas. Buculas 12, buves 100, laurumque armenii virant abegisse Jleriurium refert dul. Libetalis Jiclan. 23.

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247 Una man preme l' arco a più potere, E l'altra tira il nervo, e non s'accorda; Anzi par

ch’ambe diano in un parere Di romper l'arco , o scavezzar la corda; ; Scocca l'arco,

ei sta fermo

per

vedere
Volar la freccia di ferire ingorda ,
E la vista da lei mai non disgiunge,
Che vuol veder come obbedisce, e punge.

248
Veduto il primo strale ubbidiente ,
Ch' al primo, che trovò, passò la fronte,
Ne scocca un altro, e manda similmente
Un altro alla barchetta di Caronte ;
Ed odia sì quell' affumata gente,
Che non vi lascia Sterope , nè Bronte:
Sdegnato Giove , e tutto il suo consiglio,
Per un tempo gli dier dal ciel esiglio.

249
Sicchè, Chiron , tu preghi senza frutto,
Ch'altrove egli ha il pensier selvaggio intento:
Sbandito egli dal ciel s'era ridutto
Pastor d'Ameto a guardia del suo armento;
Dove deposta ogn'altra cura in tutto,
Menava i giorni suoi lieto e contento;
E fu sì saggio e temperato e forte ,
Che visse lieto in così bassa sorte.

250 Con una pelle da pastore intorno, Con un grosso baston d'olivo in mano , Sen va lungo l’Anfriso , o in quel contorno , E quando pasce il monte , e quando il piano; Passa talor con la

sampogna il giorno, Come conviensi al suo stato silvano; Dando spirto or a questi , or a quei fiori, Canta i novelli suoi più rozzi amori.

Senserat hoc furtum nemo, nisi notus in illo
Rure senex. Battum vicinia tota vocabant.
Divitis hic saltus herbosaque pascua Nelei,
Nobiliumque greges custos servabat equarum. 690
Hunc timuit, blandaque manu seduxit : et, Eia,
Quisquis es, hospes, ait, si forte armenta requiret
Haec aliquis, vidisse nega: neu gratia facto
Nulla rependatur; nitidam cape praemia vaccam.
Et dedit ; accepta voces has reddidit hospes: 695
Tutus eas; lapis iste prius tua furta loquatur.
Et lapidem ostendit. Simulat Jove natus abire ;

689. Nelei. Paler Nestoris fuit Neleus , rer Pyli. 600. Nobiliumqae. Palmis in certaminibus. Virgil

. 1. Geor. Eliaduna palmas Epeiros equarum.

251 Felici quei, che son così prudenti, Che san col tempo accomodar la vita : Or mentre Febo i suoi soavi accenti Gusta, e'l suo dolce suon l'alletta , e invita , Ha sì gli spirti al suo cantare intenti , Che gli è la guardia sua di mente uscita, Tanto, che i buoi da lui fuggiti , e sparsi , Stavan senza custodia a pascolarsi.

252 L'accorto Dio de' furti a caso scorge Ch' Apollo è intento a disnodar le chiome , E perchè il ciel l'ha in odio , al furto porge La man , per gravar lui di doppie some: I buoi gl’invola , e sol di ciò s'accorge Un canuto pastor, che Batto ha nome: Questi pascea fra Pilo , e 'l lito Alfeo L'armento marzial del Re Neleo.

253
I buoi Mercurio imbosca; indi si parte ,
Ed al bosco, ed a' buoi volta le spalle ;
Ritrova Batto , e tiratol da parte,
Disse : qual tu ti sia, che in questa valle
Guardi una razza per l'uso di Marte
Di sì superbe e nobili cavalle ,
S'abbi ogni opor dal ciel, quel ch'hai veduto
Serba dentro al tuo cor nascosto, e muto.

254
E
per

farti conoscer , ch'io compasso,
E ch'io misuro ben l' altrui mercede,
Questa giovenca candida ti lasso
In premio , e guiderdon della tua fede:
Rispose Batto, e dimostrando un sasso,
Prima dirà le tue bovine prede
Quell’atra selce inanimata, e dura,
Che quel pastor ch'or ti promette , e giura.

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