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179 Or voi , se l'onor mio punto

vi

preme,
Voi mia nutrice, e tutti i Dei del mare,
Le sette stelle, che vedrete insieme
Fra il polo, e'l circol artico girare,
Che fan quell'Orsa , che nacque del seme
D'un lupo, non lasciate in mar tuffare :
Che al vostro puro mar lavar non lice
Una stuprata , ed una meretrice.

i 80
Gli amici Dei del mar tutti fer

segno
Di volerle osservar quanto chiedea,
Onde tornossi al suo celeste regno
L'ancor gelosa e vendicata Dea;
Nel carro suo tornò nobile e degno,
Che più che mai superbo risplendea :
Poichè la morte d'Argo , e il suo gran lume
Fece sì belle al suo pavon le piume.

181
Con diligenza , e tacito il pavone,
A servir la sua Dea contento attese;
E quando venne poi l'occasione ,
Vedete il guiderdon , che gliene rese.
Imita Enrico invitto oggi Giunone,
Ed ALESSANDRO il mio Signor Farnese:
Che chi con lealtà ben serve loro,
N'acquista onori, e dignitadi, ed oro.

182
Talor del ben servir s'ebbe buon merto,
Mai se non mal, del mal servir ne venne,
E può di questo ogn'uom render esperto
Quel che al pavone , ed al corvo intervenne;
Corvo loquace sai , che'l tuo demerto
Fece altramente a te cangiar le penne :
E s'ei ne fu sì nobilmente adorno,
Tu ne portasti biasmo, infamia, e scorno.

Quam tu nuper eras, cum candidus ante fuisses,
Corve loquax, subito nigrantes versus in alas. 535
Nam fuit haec quondam niveis argentea pennis
Ales, ut aequaret totas sine labe columbas:
Nec servaturis vigili Capitolia voce
Cederet anseribus, nec amanti flumina cycno.
Lingua fuit damno: lingua faciente loquaci,

540 Qui color albus erat, nunc est contrarius albo, Pulcrior in totà, quam Larissaea Coronis,

-534. Quam tu nuper eras. Corvus initio fuit candidus, sed quum ejus indicio Apollo cognovisset Coronida amicam cum alio quodam juvene rem habere , eamque sagittis interfecisset , puerumque Esculapium exciso utero extraxisset , poenitentia ductus, corvum indicem sibi aliquid praemii sperantem , ex albo nigrum fecit.

538. Nec servaturis. Allusio ad historiam, quae habetur apud Livium 1. 5. Gallos per noctis silentia ad summum Capitolii obsessį adscendisse, ita ut non custodes solum fallerent, sed et canes: anseres tamen clangore pt strepitu alarum excitasse M. Manlium , dein alios, qui Gallos praecipi. tes deturbarunt. Farn. Servaturis Capitolia anseribus. Ex Virgil. 8. Æneid.

Atque hîc auratis volitans argenteus anser

Porticibus, Gallos in limine adesse canebat. FAB. VIII. et IX. Arg. Pulcrior in tota quam Larissaea Coronis, etc. Coronis Coronei filia refert corvo, ne indicium Apollini faceret ; cum enim Minerva Erichtonium Vulcani filium, ex eo quod ex complexu ipsius in terram ceciderat, natuin Vulcani filium sustulisset, et comitibus suis Pandroso, Hersae, Aglauroque Cecropis filiabus, cistella inclusum , custodiendum Iradidisset , monuissetque ne quis omnino quod intus esset inspiceret, Coronis supradicta , nobilissima virginum, cum a custodibus cistulam laxatam et in. spectam ibi draconem reperisset, divulgavit. Quamobrem Dea illam a se alienavit , quae cum in solitudine in littore oblectaretur, Neptunus procul ea conspec ta Venere ejus incaluit: cui cum vim afferret, ab eadem Dea propter virginitatem tenaciter custoditam in avem cornicem conversa est, ita tamen ut a templo deae submoveretur,

542. Larissaea Coronis. Duae fuerunt Coronides, quarum altera ab A. polline, altera a Neptuno fuit adamata.

183 Sempre si deve ogni cosa coprire, Che può portare altrui noja , ed affanno : Non si vuol mai nè rapportar, nè dire Cosa onde nascer può scandalo, e danno : Tu sai, che per mercè del tuo fallire Ti convenne vestir d'un altro panno; E dove bianco e grato eri ed allegro, Sei brutto e mesto ed odioso e negro.

184 Non su veduto mai più vago augello, Più grato nell'

aspetto e più benigno : Un manto il Corvo avea sì bianco e bello, Che non cedeva alle colombe, e al cigno ; Ma dentro il core avea crudele e fello, E l'animo inamabile e maligno: E ben il dimostrò quando non tácque Cosa , onde poi tanta ruina nacque.

185
Tempo fu già , che amava una fanciulla
Febo in Tessaglia , nata Larissea ,
Che la beltà restar fatta avria nulla
Di qualsivoglia in ciel superba Dea:
La vede il Corvo un dì, che si trastulla
Con altro amante , e che ad Apollo è rca:
E va per accusar l'ingrata e fella ,
Che per nome Coronide s'appella.

186
Il Corvo se ne va veloce e presto
Per accusar la donna , e non discorre
Se bene, o male è

per
uscir

per questo,
Nè in che periglio egli si vada a porre:
Di servire il padrone è bene onesto ,
Ma non però dirgli ogni cosa occorre:
Or mentre andava il vide la Cornacchia,
Che sempre volontier ragiona e gracchia.

Non fuit Haemoniá. Placuit tibi, Delphice, certė,
Dum vel casta fuit, vel inobservata; sed ales
Sensit adulterium Phoebeïus: utque latentem 545
Detegeret culpam non exorabilis index,
Ad dominum tendebat iter: quem garrula motis
Consequitur pennis, scitetur ut omnia, cornix.
Auditaque viae caussa: non utile carpis,
Inquit , iter; ne sperne meae praesagia linguae. 550

544. Ales Phiaebeius. Corvus propter auguria, vaticino et praesagia Ajrullini sacer.

187
Ella che il vede leggier come un vento,
Con tanto studio il suo cammin spacciare ;
Subito prese indizio , ed argomento ,
Che qualche gran negozio andasse a fare:
È delle donne universale intento,
Volere i fatti altrui sempre spiare;
Ond' ella

per

servare il lor costume, Fe sì, ch'al Corvo fe raccor le piume.

188 Dopo molto

pregar , trovato un faggio,
Fermollo dove il suo pensier intese.
Mal fia , disse, per te questo viaggio,
Corvo , se questo error tu fai palese;
Perchè nè buon non si può dir, nè saggio
Quel che procura scandali , e contese :
Non so perchè dir vogli un fatto tale,
Che non ne può succeder se non male.

189
Per quel, che da' più savj odo , ed osservo 3
Cosa prima da me mal custodita)
Sebben tu sei d'Apollo augello , e servo,
Non però dei scoprir l'altrui partita;
Tenuto sei , se qualche empio e protervo
Gli machina nel regno, o nella vita;
Poche altre cose un buon servo dee dire,
E molte men , se mal ne puote uscire.

190
O quanti quanti per l'inique Corti
Pensando di acquistar benevolenza ,
E

per mostrar desser sagaci e accorti ,
Parlano in danno altrui sempre in assenza :
Imparan poi quel che il lor dir importi ,
Che n'hanno universal malivolenza,
E ne restan scherniti e vilipesi;
E ben tu il proverai se ciò palesi.

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