Le opere di Torquato Tasso, Band 6

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C. Buonarrigo, 1736
 

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Seite 425 - S' io ti fiammeggio nel caldo d' amore Di là dal modo che in terra si vede, Sì che degli occhi tuoi vinco il valore, Non ti maravigliar; che ciò procede Da perfetto veder, che come apprende, Così nel bene appreso move il piede. Io veggio ben sì come già risplende Nello intelletto tuo l' eterna luce, Che, vista sola, sempre amore accende ; E s' altra cosa vostro amor seduce, Non è se non di quella alcun vestigio Mal conosciuto, che quivi traluce.
Seite 37 - ... 1 sen, ma nel suo verde ancora verginella s'asconde e vergognosa; o più tosto parei, che mortai cosa non s'assomiglia a te, celeste aurora che le campagne imperla ei monti indora lucida in ciel sereno e rugiadosa.
Seite 30 - Pera il mondo e rovini ; a me non cale, Se non di quel, che più piace e diletta, Che, se terra sarô, térra ancor fui.
Seite 133 - Non sono, oimè!, non sono quel ch'altra volta fui, ma un'ombra mesta, 5. un lagrimevol suono, una voce dolente; e ciò mi resta solo per vostro dono: ma resta il male onde morir desio.
Seite 140 - Ma s'a' raggi taìor di luce vera Si dilegua Parnaso E con Perseo Pegaso Ch'aperse altrui col piede il chiaro fonte E Sfinge e la Chimera E con Edippo ancor Bellerofonte, Veggio in altra montagna un vivo Lauro Splender in guisa di piropo e d'auro.
Seite 58 - Euro, al verno arida foglia ; Ed anzi tempo avvien che la ritoglia Natura e rade volte altrui la rende. Da lei tu no, ma da immortai bellezza L'aspetti, e 'n vista alteramente umile Ti chiudi ne...
Seite 30 - n gelo il vapor di lassù converso piove : ma che curar dobbiam che faccia Giove? godiam noi qui s'egli è turbato in cielo. Godiamo amando, e un dolce ardente zelo queste gioie notturne in noi rinnove: téma il vulgo i suoi tuoni, e porti altrove fortuna o caso il suo fulmineo telo.
Seite 34 - Colei che sovra ogni altra amo ed onoro fiori coglier vid'io su questa riva; ma non tanti la man cogliea di loro quanti fra l'erbe il bianco pie n'apriva. Ondeggiavano sparsi i bei crin d'oro, ond'Amor mille e mille lacci ordiva; e l'aura del parlar dolce ristoro era del foco che de gli occhi usciva. Fermò suo corso il rio, pur come vago di fare specchio a quelle chiome bionde di se medesmo ed a que...
Seite 460 - ... esteriori la bellezza, che è propria e naturale d'una cosa, sì come veggiamo che fa il liscio nelle donne, si deve nella forma magnifica schivare questo soverchio ornamento, acciò che risplenda in lei la propria e naturai bellezza de
Seite 285 - Quell'armonia sì nova di virtù che vi face sì belle, or bei per me faccia concenti, sì ch'a pietà commova quel signor per cui spiace più la mia colpa a me che i miei tormenti,. lasso...

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