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Tien per trovarla ogni modo, ogni via,
E più , che ne investiga , men ne sente;
Ne può pensar , che in alcun luogo sia ,
Nè che dimore fra l' umana gente :
Poichè luogo non trova dove stia ,
In qual si voglia Occaso , ed Oriente.
lo, nome avea la fanciulla , e per frodo
Fu trafugata al padre a questo modo:

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La vide un dì partir dal patrio speco
Giove, e disse ver lei con caldo afletto :
O ben degna di me, chi fia, che teco

,
Vorria bear nel tuo felice letto?
Deh vieni , o Ninfa , fra quest' ombre meco,
Che fian oggi per noi dolce ricetto,
Mentre alto è il Sol, che 'l suo torrido raggio
Non fesse a tal beltà noja , ed oltraggio.

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E, se qualche animal nocivo e strano
Temi , che non t'offenda , o ti spaventi,
Non temer , che quel Dio vero, e soprano,
Ch' ha lo scettro del ciel, mai gliel consenta :
Quel Dio , che con la sua sicura mano
Il tremendo dal ciel folgore avventa.
Non fuggir Ninfa a me,

che son quell

' io Del ciel signore , e folgorante Dio.

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Fugge la bella Ninfa , e non ascolta :
Ma Giove che d'averla era disposto ,
Fe' nascer una nebbia oscura e folta,
Che con la Ninfa il tenesse nascosto :
Qui lei fermata , ed a suoi preghi volta,
Non
pensa

di partirsi così tosto :
Ma seco quel piacer sì grato prende,
Che quel, ch'ama , e l' ottien , beato rende.

Interea medios Juno despexit in agros;
Et noctis faciem nebulas fecisse volucres
Sub nitido mirata die ; nec fluminis illas
Esse, nec humenti sentit tellure remitti :
Atque suus conjux ubi sit circumspicit: ut quae 605
Deprensi toties bene nosset furta mariti.
Quem postquam caelo non repperit: aut ego fallor,
Aut ego laedor , ait : delapsaque ab aethere summo
Constitit in terris , nebulasque recedere jussit.
Conjugis adventum praesenserat; inque nitentem 610
Inachidos vultus mutaverat ille juvencam.
Bos quoque formosa est : speciem Saturnia vaccae,
Quamquam invita , probat ; necnon et cujus , et unde,
Quove sit armento , veri quasi nescia , quaerit.
Jupiter e terra genitam mentitur, ut auctor 615
Desinat inquiri. Petit hanc Saturnia munus.
Quid faciat? crudele, suos addicere amores:
Non dare , suspectum: pudor est, qui suadeat illinc;

e

608. Delapsaque ab aethere summo. Celeritatem notat venientis: tanquam quae alis delata : Virg. 1. Æn. Ætheria quos lapsa plaga lovis ales aper

Turbat caelo. Item 4. Æneid. Vade age, gnate, voca Zephyros, et labere pennis.

to

;

e

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Gli occhi in tanto Giunon chinando a terra,
Vide la spessa nebbia in quel contorno ,
E che poco terren ricopre, e serra ,
E ch’in ogn'altra parte è chiaro il giorno.
Vedendo , che nè i fiumi, nè la terra
L'han generata , riguardando intorno ,
Del marito ha timor, che in ciel non vede
E conosce i suoi furti, e la sua fede.

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Nol ritrovando in cielo, è più che certa,
Che sian contro di sé fraudi, ed offese;
Discende in terra , e quella nube aperta
Non se le fe' quel , che credea , palese.
Giove , che tal venuta avea scoperta ,
Fe', che la donna un'altra forma prese,
E fe' la violata Ninfa bella
Una matura,

e candida Vitella.

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Poi finse per diporto, e per ristoro
Andar godendo il bel luogo, ov'egli era ;
Giunon con gelosia , con gran martoro ,
La giovenca mirò sdegnata e altiera :
Pur finge , e dice: 0 ben felice Toro,
Che goderà così leggiadra fera !
Cerca saper qual sia , donde , e di cui ,
E di che armento, e chi l'ha data a lui.

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e

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Per troncar Giove ogni sospetto , e guerra ,
Che la gelosa già nel suo cor sente :
Perchè non ne cerchi altro , che la terra
L' ha da sè partorita , afferma , e mente.
Ella, ch'aver non vuol quel dubbio in terra ,
Cerca , che voglia a lei farne un presente.
Che farai , Giove? a che risolvi il core?
Quinci il dover ti sprona , e quindi amore.

!

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