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195
Lo smorto volto alfin su l'erba verde
Pose , e in quel van pensier si sta pur fiso;
E tanto a poco a poco il vigor perde,
Che la morte s'alberga nel suo viso:
Le luci, che saziar non si poter

de
Gli usati sguardi in quel finto Narciso ,
A specchiarsi sen gir di carne ignude,
Nella nera infernal Stigia palude.

196
Lo spirto di quel vano amante e stolto,
Quando fu giunto all'onde d'Acheronte,
In quel medesmo error trovossi involto,
Erimirossi in quel pallido fonte.
Il petto si batter , graffiarsi il volto,
E le chiome stracciar

sparse

ed inconte Le Naiade di lui meste sorelle, El’Amadriade , e l'altre Ninfe belle.

197 Eco con lor il suo strider confonde, E lascia solo udir l'ultime note, Ma graffiarsi, e stracciar le chiome bionde ( Non avendo più il corpo ) ella non puole; Ma ben finge quel suono, e gli risponde, Che fan , se palma a palma si percote : E s'una dice, Ahi ! quel bel lume è spento:

è Ella il ridice, e narra il suo tormento.

.

198 Già

preparata avean la pira, e'l foco Per far le sacre esequie al corpo

estinto:
Ma non trovar cadavero in quel loco,
Dove l'uccise il suo bel viso finto :
Fatto era il corpo del color del croco,
Un fior da bianche foglie intorno cinto:

si leggiadro , e nobile è quel fiore, Che

parte ancor ritien del suo splendore.

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e

Cognita res meritam vati per Achaïdas urbes Attulerat famam : nomenque erat auguris ingens. Spernit Echionides tamen hunc, ex omnibus unus Contemptor Superim, Pentheus: praesagaque

ridet Verba senis, tenebrasque et cladem lucis ademtae Objicit. Ille movens albentia tempora canis, Quam felix esses , si tu quoque suminis hujus Orbus, ait, fieres; ne Bacchica sacra videres! Jamque dies aderit, jamque haud procul auguror esse

; Quá novus huc veniat proles Semeleïa Liber. 520

516

rent ,

Fab. VII. Arg. Cognita res vali meritam per Achaïdas urbes , ele. Pentheus Echionis et Agaves filius in contemptum trahens praedicta Tiresiae auguris, cum in adventu Liberi, Thebani hedera redimiti procede.

ac sacra susciperent, prohibet suos Pentheus parere monitis: quod negaret ex Semele Bacchum Deum proditum. Confestim itaque famulis imperat, ut conspectum suum Liberum vinctum attrahant. At ille ut ves sapientem eluderet , versus in Acoetem ducitur vinclus, et custodia clau. dilur.

520. Semeleža. Diodorus lib. 4. tres numerat Bacchos: 1. Indum, Inven torem vitis ferendae;2. Jovis et Proserpinae filium, agriculturae invento rum; 3. Jovis ex Semele filium, cui inventa et victorias priorum Graeci. Jul. Firmicus de errore profanae relig. duos fuisse Bacchos tradih

. Cretensem , et Thebanum, apud quem plura legere est de utroque go nota. Cicero 3. lib. de Nat. Deorum enumerat quinque. De nullo vero horum mentio a poetis fit, nisi de Jovis hoc et Semeles filio.

tribuunt

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199
La fama di Tiresia allor ben crebbe,
E n'ebbe tosto tutto il mondo avviso,
Come il saggio pronostico effetto ebbe,
Ch’avea già fatto al figliuol di Cefiso.
Il caso in vero a tutto il mondo increbbe,
Della spietata sorte di Narciso:
E bench'altero ei non stimasse alcuno,
Pur tal bellezza a pietà mosse ognuno.

Tal credito la morte al cieco diede,
Di chi dell'ombra acceso avea Cupido,
Che tutto il mondo in lui prese tal fede,
Ch'egli avea , più che mai, concorso , e grido:
Fra tutti è Penteo sol, che non gli crede,
Sprezzator degli Dei , nemico infido ,
Nipote al primo Imperador di Tebe,
Che ridea del concorso della plebe.

200

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202

E seguitando il suo costume , e rito, Disse sprezzando il profetar del vecchio : Ben' è ciascun di voi del sonno uscito A chi perduti ha gli occhi dando orecchio. Quel, cui supplisce la mente e l'udito In quel, che manca l'uno e l'altro specchio,

, Pronosticando le future cose, Contro Penteo infedel così rispose:

Felice te, se quando un tuo cugino
A Tebe torni, avrai perduti gli occhi ,
Sicché non vegga il suo culto divino,
E’l tuo tristo infortunio in te non scocchi;
Allor saprai s'io son buon indovino,
Nè terrai questi augurj vani e sciocchi;
Allor

per non veder quel divin Nume, Ti saria meglio aver perduto il lume.

Metamorfosi Vol. I.

e

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