Il laccio d’amore H&M. Il Libro d’ore di Hendrik III van Nassau e Mencía de Mendoza. Commentario

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Imago Srl Rimini, 22.03.2025

Il Libro d'Ore detto "del Maestro di Carlo V", conservato sotto la sigla W.425 presso il Walters Art Museum di Baltimora, è un'opera rara e preziosa, prodotta tra il 1530 ed il 1538 nelle Fiandre. In base agli studi qui condotti dalla Prof.ssa Carla Rossi, esso non solo rappresenta una straordinaria testimonianza dell’arte dell’epoca, maanche delle vicende personali di una delle nobildonne più colte e potenti del Rinascimento Europeo: la marchesa Mencia de Mendoza (1508 – 1554), cui Rossi, sulla base di indagini d'archivio, ha scoperto essere destinato.

Venne infatti commissionato dalla marchesa Mencia de Mendoza, una delle dame più istruite e influenti d’Europa, raffinata collezionista di opere d’arte, in contatto con i maggiori pittori, miniatori e orafi del suo tempo, come dono per il marito Hendrik III di Nassau-Dillemburg, visconte di Anversa e signore di Breda, confidente e ciambellano dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo, in occasione di una delle sue gravidanze.

Questo codice dall’apparato iconografico accuratissimo, di piccole dimensioni, si compone di 58 fogli singoli senza continuità testuale tra loro, poiché la rilegatura è avvenuta esclusivamente sulla base di principi estetici. Presenta nel calendario incompleto, 12 miniature, inquadrate in una fittizia cornice lignea, più altrettante illustrazioni del simbolo zodiacale; 14 miniature a piena pagina, all’interno di una cornice lignea ad arco, bordate su tre lati da elementi architettonici o floreali su fondo d’oro; 32 miniature più piccole, sempre inquadrate da cornice lignea; 43 iniziali decorate di diverse dimensioni. Ogni foglio è decorato da ampie bordure arricchite da elementi floreali, insetti, animali esotici o ornamenti architettonici.

La realizzazione delle miniature dimostra la maestria degli artisti fiamminghi della bottega di Simon Bening, miniatore fiammingo vissuto tra il XV e il XVI secolo.

Il manoscritto dovette rimanere a Valencia per almeno quattro secoli dopo la morte della committente e venne rivenduto probabilmente durante la Guerra Civile spagnola. Nell’Ottocento fu di proprietà di Léon Gruel, famoso rilegatore parigino, come si evince da “GRUEL” impresso in lettere maiuscole rosse sul frontespizio. La legatura dunque non è coeva ma successiva, come spesso capitava allora. Fu effettuata a Parigi nella seconda metà del XIX secolo, dalla celebre legatoria Gruel. Passò in seguito a Peter Marié, New York City. Henry Walters di Baltimora, lo acquistò da George Richmond, libraio di New York, tra il 1903 e il 1931, anno in cui entrò a far parte della collezione museale.

 

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Autoren-Profil (2025)

Carla Rossi, filologa romanza e storica dell’arte, è attiva in ambito accademico dal 1990. Ha concentrato la sua attività sulla filologia italiana, antico-francese e latina, con particolare attenzione ai manoscritti medievali, alla loro trasmissione, conservazione e ricostruzione digitale in caso di smembramenti.I suoi interessi spaziano dalle edizioni critiche di testi medievali in latino, antico-francese e volgare italiano, agli studi su Marie de France, sul milieu intellettuale attorno a Thomas Becket, su Alain de Lille, Chrétien de Troyes, Dante Alighieri e Agnolo Bronzino.Negli ultimi anni, ha aperto nuove prospettive di ricerca sul contributo femminile alla produzione libraria, con particolare attenzione alle miniatrici medievali e rinascimentali, al canone iconografico femminile e alla storia della ricezione. Il volume "Beyond the Margins. Female Illuminators in Medieval and Renaissance Europe" (Ethics International Press, 2025) è tra i primi studi sistematici sull’argomento. Ha inoltre curato commentari a edizioni facsimilari di manoscritti miniati, conducendo indagini archiviste e filologiche sui singoli codici.Dal 1996 lavora sul manoscritto Royal 16 E VIII del British Museum, trafugato nel 1879. L’indagine, tradotta in più lingue tra cui il giapponese ("A Clue to the Fate of Royal 16 E VIII", Università di Hiroshima), ha portato nel 2024 alla pubblicazione del volume "The 1879 Theft of Royal Ms 16 E VIII from the British Museum" (Cambridge Scholars Publishing). È fondatrice e direttrice dell’ISFiDa, caporedattrice di "Theory and Criticism of Literature and Arts" e membro onorario dell’OProM (Organisation pour la Protection des Manuscrits Médiévaux, Parigi).Nel 2006 ha avviato il progetto “Biblioclasm & Digital Reconstruction”, con l’obiettivo di documentare e ricostruire digitalmente oltre 500 manoscritti smembrati. Insegna filologia romanza e ricostruzione codicologica in varie università europee, e co-dirige la collana "Biblioclasm and Digital Reconstructions" (Cambridge Scholars Publishing).Collabora come traduttrice dal tedesco (tra cui Sellerio, per l’opera di Károly Kerényi) e come mediatrice culturale con Alef Yayinevi di Istanbul. Dal 2023 è impegnata in progetti interculturali con studiosi e artisti in Turchia e Israele (tra cui Moran Magal e Kobi Farhi).Tra il 2023 e il 2025 ha pubblicato numerosi studi sulla filologia materiale e la storia culturale del libro, affrontando anche i temi della responsabilità scientifica e della trasparenza metodologica. È ora disponibile con DOI il suo profilo accademico ufficiale, corredato da documentazione di chiarimento rispetto alla diffamazione subìta dopo una sua denuncia di mercanti biblioclasti al TPC in Italia tra il 2022 e il 2024:🔗 https://doi.org/10.5281/zenodo.15248850. Jordi Puig ha dedicato un libro al caso della violenta campagna di odio contro di lei, orchestrata da mercanti d'arte da lei denunciati e accompagnata da gravi minacce di morte (circostanze che hanno poi dato luogo a due procedimenti giudiziari). Il volume, intitolato "The ReceptioGate Affair: Truth, Defamation, and the Struggle Against Manuscript Dismemberment", è disponibile in Open Access al seguente link https://books.google.ch/books?id=ek5ZEQAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=falseProfilo accademico, ORCID 0000-0001-6557-3684Profilo Google Scholar : https://scholar.google.com/citations?user=ey6NWH4AAAAJ&hl=en

Bibliografische Informationen